субота, 11. април 2026.

Zahvalnica Bračanima

 

  

  

Zadar, 6. III 1876. 

Zahvalnica Bračanima

 

Onorevoli Signori, 

Vi ringrazio infinitamente per lindirizzo di data 28 decorso mese, col quale vi degnaste di esprimermi delle parole lusinghiere, di accedere ed apprezzare le vedute da me esposte nella Camera dei deputati dell’eccelso consiglio dell’impero, relativamente alla nostra questione daziaria e all’ economia nazionale in generale. 

Un tale indirizzo pervenutomi da persone competenti di una delle più laboriose e floride nostre isole, mi è tanto più gradito in quantochè vi concorsero i più benevisi patriotti senza distinzione di politico colore. Havvi dunque (ed io lo ho sempre detto) un campo reale e pratico sul quale i partiti si confondono, le passioni taciono, le rivalità cessano lo spirito di municipalismo affoga. 

La Dalmazia, oppressa per tanti anni di una burocrazia guidata da tradizioni del fu governo veneto, languiva di marasmo, e a Vienna era assai poco conosciuta. Tali e tanti erano i suoi bisogni che pareva audacia di tentarne un soddisfacimento. Non si sapeva neppure se iniziarlo dalla scuola o dalla vanga. 

La destinazione del generale barone Rodić a governatore della Dalmazzia, l’attività dei rappresentanti dalmati nei corpi costituiti a Vienna e Zara, l’organizzazione delle nostre comuni, e più di tutto la fausta e benedetta visita di Sua Maestà l’Imperatore, contrassegnarono una nuova epoca nella storia della patria nostra. L’importanza della Dalmazia per l’Austria fu finalmente compresa, ed i grandi nostri bisogni constatati. 

Il governo si è accinto a guarire poco a poco le secolari nostre piaghe, ed egli certo continuerà in questo suo compito, se noi uniti e concordi, invece di creargli degli imbarazzi, vorremo coadiuvarlo. 

So che alcuni misurano il bene ed il male pubblico col proprio; altri che, non raggiungendo scopi d’interesse personale, non sarebbero contenti nemmeno se la Dalmazia si convertisse in un Eldorado da sera a mattina, altri finalmente o per abitudine, o per un infelice stato economico o patologico, oppure per far mostra di uno bello ed elevato spirito, sono incontentabili e si lagnano di tutto e di tutti. Queste tendente individuali ci saranno perniciose, se non procureremo di soffocarle. 

La mia operosità sul campo della piccola politica si è aggirata costantemente in quella cerchia pratica che tende a promuovere il miglioramento morale e material del proprio paese, senza di cui le istituzioni liberali, per mia opinione, sono più dannose che utili. Non sono riuscito, è vero, a persuadere tutti, molti rifiutarono il mio programma, non ganto per trovarlo cattivo, quanto in odio dell’autore. Ho però l’intimo convincimento di aver colto nel segno, e se domani dovessi morire fisicamente o politicamente, griderei: Eppure si muove! 

Voi desiderate con leggitima regione la garanzia della proprietà fondaria e dei prodotti agrarii. A questo provvedono i progetti presentati dal governo alla Dieta, e che non tarderanno, spero, di diventare leggi valevoli. 

Accettate, o signori, 1’espressione della mia stima e della mia gratitudine. 

Zara, 6 marzo 1876.

 

Delle Signorie Vostre

Devotissimo ed obbligatissimo servitore

St. Ljubiša

deputato al Consiglio dell’impero

 

 

 











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