Будва, 18. III 1865.
Mio caro Signor Bogdan,
Mi rivolgo a voi e alla vostra amicizia per un affare che spero non mi vorrete negare. La vostra circospezione e perspicazia devonmi di pegno.
Nell’anno decorso quando malato abitavo nella Singerstrasse feci conoscenza con una ragazza, amica di casa, la quale sollevava le mie noje, e passava qualche ora in mia compagnia.
Dopo scorso un anno della mia assenza da Vienna, quella femmina mi scrive l’altro giorno una lettera, e a titolo di pagamento delle sue prestazioni mi chiede un indenizzo con modi inurbani e termini assoluti, minaciando lo sfogo della sua bille contro di me.
Io la coscienza di aver alla Signorina Giuseppa Rio soddisfatto per cento doppo la perdita di tempo da essa fatta facendomi compagnia. Nulla tra noi successe che le potrebbe dare diritti contro di me in giudizio, ma temo Amico di qualche insulto che nei nostri paesi all’ antica dannegiarebbe la mia fama e popolarità.
Il piacere che da voi imploro è questo. Temendo la ragazza che io respinga la sua lettera, mi diresse col recepisse una con indirizzo scritto da altra mano, e adietro col nome di Teresa Späth, Stadt am Hof N 14, donna che io non conosco, ma che è confidente della Rio. Io feci segnare la ricevuta postale da altra persona, e fingendomi assente mi rivolgo a voi colla preghiera che andiate dalla Siga Späth dicendole le sole seguenti parole. Trovandosi S. Lj. assente a Constantinopoli, il suo rappresentante mi scrive di aver a lui proseguita la lettera 4 marzo (timbro postale) che essa gli ha diretto, ed egli le risponderebbe da colà, non essendo prossimo il di lui ripatrio.
Siccome non è necessario che la femmina Späth sappia chi voi siete, cosí spero che mi farete questo favore, ed io vi sarò grato ee saprò compensarvi se arriverete a scansarmi dei dispiaceri. All’aprirsi della Dieta Croata io penso portarmi a Zagabria, e da lì a Vienna e cosí avrò occasione di personalmente ringraziarvi.
Vi prego di salutarmi il nostro egreggio Bogišić il quale si è acquistata la simpatia di tutti i patriotti. Gli vò debitar di una risposta. Ha ragione di essere meco in collera, ma tra brieve soddisfero a tale debito. Continuate a lavorare, l’avvenire è per voi. Noi vecchi vi lasceremo un eredità senza beneficio dell’ inventario, la nostra memoria, e voi la diffenderete.
Addio caro Bogdan,
scrivetemi sull’esito della vostra commissione e conservatemi il vostro
affetto.
Budua lí 18/3. 65
Affzmo



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