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Eccelso Consiglio dell’Impero!
Allorquando colla riapertura delle camera componenti l’ ecc. Consiglio dell’impero il di 1.° maggio di questo anno S. Ecc. il sig. ministro di stato proclamava la responsabilita de’ministri innanzi al parlamento, e confermava la solenne anifestazione di questo principio cardinale degli ordini costituzionali fatta ancora in luglio del 1861. per autorizzazione di Sua Maesta l’Imperatore, le popolazioni di questo stato e i corpi morali che con limiti piu o meno estesi ne rappresentano gl’interessi, furono fatti certi che l’impero della legge e della liberta aveva trovaro la sua base piu ferma, e che gli organi anche piu alti del potere non avrebbero potuto recare la minima lesione al diritto senza essere chiamati a sindacato da rappresentanti de’popoli di questo impero.
I sottoscritti gia membri della disciolta Camera di commercio e industria del circolo di Spalato, che rappresentava oltre a un migliaio di elettori del ceto industriale e trafficante di una popolazione di ben 180.000 abitanti, intendono valersi del diritto che la confermata ministeriale responsabilita attribuisce al piu umile cittadino, come al piu augusto corpo rappresentativo dello stato, per inalzare protesta contro il dispaccio 16. aprile p. p. N.° 1991–824 dell’eccelso ministero del commercio e della publica economia, col quale, sulla base del § 12. della legge organica provvisionale per le camere di commercio del 18. Marzo 1850. essa veniva interinalmente sciolta, ed ordinate nuove elezioni. Essi erano intenzionati di protestare contro il decreto che ha colpito la Camera nell’ultima sua tornata tenuta il 1° giugno p. p., se il delegato ministeriale amministratore di questo circolo non avesse impedito in via di fatto e con un’atto di autorita la libera manifestazione de’ sentimenti della disciolta Camera. Senonche la voce del diritto, della verita e della giustizia non e efficace, ne meno rispettabile se anche prende meno solenni – e quanto alla Camera riunita fu vietato di fare, lo fanno gl’indipendenti, liberi ed onorati cittadini che la componevano.
I motivi portati dall’ecc. min. per procedere ad una misura cosi rigorosa, che dalla costituzione delle camere in poi non venne mai presa in Austria, sono: „che in vista agli atti di sfiducia e di rimostranza insinuati contro l’attuale composizione di questa Camera di commercio ed industria, il ministero deve necessariamente ritenere, che la Camera nell’attuale sua composizione non possegga il suffragio della fiducia della maggioranza del ceto commerciale e industriale del proprio distretto, per cui sotto tali condizioni dalla stessa non possa attendersi un’agire proficuo, ne una influenza vantaggiosa.“
Lecc. ministero ha dunque riconosciuto, nel mentre stesso ch’esso rendeva ragione di una determinazione cosi importante, che il potere concessogli dal § 12. della legge organica non era discrezionale, e che un corpo rappresentativo qualunque in suo stato retto da liberali istituzioni non puὸ essere per un’atto di onipotenza governativa sciolto, ma per i motivi i piu gravi, quali sarebbero appunto ch’esso controperi al giusti e vari interessi de suoi rappresentati, o che sistematicamente ed ingiustamente osteggi il governo.
E precisamente 1 e’cc. ministero accampa il primo di questi motivi, che piu blandisce le opinioni liberali correnti, e vuole che la Camera non rappresentasse piu la maggioranza del ceto commerciale e industriale, ne potesse sovr’esso esercitare una influenza vantaggiosa.
Ma se sara dimostrato ad avidenza, che fatti ufficiali ed ufficiosamente documentati, fatti conoscere dalla disciolta Camera all’ ecc. ministero a mezzo del suo delegato, contraddicono il motivo sul quale si fonda il decreto di scioglimento; se, anzi, risalendo all’ origine della guerra accanita mossa alla Camera da una piccola frazione del corpo elettorale, sara provato ch’essa cadde per aver dato in Dalmazia un esempio raro, se non unico, di decoro civile, d’ indipendenza, di giustizia e di tolleranza, l’ ecc. Consiglio dell’ impero si convincera che l’ ecc. Ministero del commercio non fece del § 12, della legge organica succitata un uso in realta costituzionale, e vedra invece dal decreto ministeriale messa in forse l’ indipendenza di tutte le camere di commercio, anzi di qualunque corpo rappresentativo dello stato.
Il di 22. aprile dell’ anno 1861. veniva presentato alla Camera un ricorso munito di 116 firme, nel quale si chiedeva la destituzione del suo segretario per essersi „messo in una posizione diametralmente opposta all’ opinione pubblica“ i fatti da cui i ricorrenti traevano tale opposizione erano, che il segretario non s’era unito alla Camera per accompagnare i deputati scelti dal municipio locale per recarsi a Vienna onde implorare che sia conservata l’autonomia della Dalmazia, e che non aveva preso parte a varie iluminazioni pubbliche, e specialmente a quella fatta per festeggiare „il solenne deciso della sua rappresentanza nazionale, che consacra il principio che Dalmazia debba essere Dalmazia“.
Si chiedeva pertanto con detto ricorso, che la Camera, uscendo dalla sfera delle sue attribuzioni meramente economiche, si transformasse in tribunal politico di inquisizione, e punisse con una sommaria destituzione il suo segretario, perche non condivideva le opinioni politiche dei ricorrenti.
E da osservarsi che dei 116 firmatari della sola citta di Spalato, alcuni non appartenevano al corpo elettorale, e sedici con atti presentati alla Camera li 25. e 27. aprile successivo sotto i N. 229 e 234 riconobbero infondati i motivi esposti nel loro ricorso, dichiararono di essere stati tratti in errore, e revocarono le loro firme.
Ne si deve sorpassare che 45 elettori della stessa citta con istanza 25. aprile 1861, N. 233 presentata alla Camera diedero atto di piena fiducia al segretario, e chiesero in nome della tolleranza cittadina, che fosse conservato al suo posto. Non si deve nemmeno dimenticare l’ importanze circostanza che dei 12 distretti politici del Circolo di Spalato, un numero d’ elettori dela sola citta di Spalato presero parte a questa manifestazione da prima ostile al segretario, poscia alla Camera, restandovi estranei i cittadini di qualunque ceto, elettori o meno, di tutti gli altri undici distretti.
La Camera, mossa dal vivo desiderio di definire pacificamente questa spiacevole vertenza, nella sua sessione del 27. aprile 1861. decideva ad unanimita di voti, che alcuni fiduciari, tra quali il podesta’ di questo capoluogo sig. dr Antonio Bajamonti, verrebbero invitati di associarsi alla Camera onde appianare alla buona questo incidente, evitare cosi maggiori dissaporti fra coloro che sostenevano ed avversavano il segretario, ed impedire con mezzi pacifici una scissura
fra il ceto industriale e commerciale, che sarebbe riuscita perniciosa agli interessi economici del paese. Era questo un estremo sforzo che la Camera faceva, toccando nell’interesse della concordia cittadina que limiti del suo decoro, sorpassati i quali non le restava che moralmente abdicare.
– Ma esso non venne apperezzato, poiche il di 23. maggio successivo con atto presentato alla Camera, segnato da 90 degli stessi firmatari della citta di Spalato, di qui non tutti elettori, davasi atto di sfiducia alla Camera e si domandava ch’essa di dimettesse.
Fu allora che la Camera, convocata dal suo expresidente sig. Giacomo Porlitz, che palesὸ un tattoo e una moderazione commendevolissima in tutta questa vertenza, riconoscendo ne’ due atti con cui domandavasi prima la destituzione del suo segretario, poi la dimissione di tutti i suoi membri, un’ attentato alla sua indipendenza, e vedendo nell esercizio del diritto di petizione, non regolato ancora da alcuna legge parlamentare, un’ arma pericolosa alla ordine e alla liberta civile, respingeva ambi questi atti nella sua tornata stradorinaria del 15. giugno 1861, e comunque provocata in tante guise, non volle dare, nell’ interesse della pace cittadina, alle sue decisioni quella pubblicita a cui essa aveva diritto, ed alla quale oggi ricorre onde la verita sia fatta manifesta.
Poteva la Camera con maggior ponderazione, moderazione i giustizia procedere? Poteva ella, rappresentante di quella borghesia che dovunque ha lottato per le franchigie civili, dare in Dalmazia un’esempio d’intolleranza tale da castigare nel suo segretario un’uomo ch’espresse in pubblici scritti le sue opinioni politiche qualsiansi con una moderazione ed una dignita, a cui hanno tributato elogio i suoi piu fieri avversari politici? Poteva essa farsi stromento di vendette private e di fazioni politiche, uscendo dalla s fera delle sue mansioni, esclusivamente economiche? Poteva essa violare in un uomo, che nel senso strettamente municipale era uno straniero, quell’ospitalita, che egli ne con le parole ne con opere aveva mai violata?
La deliberazione della Camera parve sosi giusta e nobile, che i di lei nemici non solo non ebbero ricorso contro il di lei deciso all’ecc. ministero, ma per qualche tempo la lasciarono in pace.
Senonche, procedutosi da parte della Camera alla rinnovazione delle cariche di presidente e vicepresidente il di 8 ottobre 1861, parve ad essi giunto il momento propizio per raggiungere il loro scopo. Una nuova rimostranza, firmata da 82 delle stesse persone, fu presentata al locale capitanato per l’ecc. ministero, con cui da una parte si protestava l’illegalita della nomina del presidente e vicepresidente, attesa la pretesa viziosa composizione della Camera (illegalita che l’ecc. ministero non pote scorgere), e dall’altra si affermava fiscato il diritto degli elettori della Camera „da tenebrose mene di un partito avverso all’ordine di cose proclamato dal sovrano diploma 20 ottobre 1860. e dalla sovrana patente 26. febrraio 1861, che quantunque ridotto all’ impotenza pur tenta ogni mezzo, sia pure basso quant’esso, per rialzarsi e far trionfare le sue idee, altamente respinte d’altronde dall’’immensa maggioranza“ e si chiedeva che il ministero facesse uso del diritto concessogli da § 12. della legge organica per le camere, e sciogliesse quella di Spalato.
15. јун 1862.



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